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SOPRA LA PORTRA DELLA SAGRESTIA |
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Tela: POMPONIO AMALTEO |
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Pomponio Amalteo nacque a Motta di Livenza nel 1505, ma fin da giovane si trasferì a San Vito al Tagliamento, dove si spense il 9 marzo 1588; fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo. Fu indubbiamente il maggior pittore friulano post pordenonesco ed a lui guardarono, più o meno scopertamente, tutti gli artisti friulani della seconda metà del Cinquecento o dell’inizio del Seicento, soprattutto quelli operanti nella Destra Tagliamento. Dal suocero e maestro Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone (con il quale spesso opera in collaborazione), trasse l’amore per la grandiosità delle forme, per l’esasperato movimento, per l’affollamento delle composizioni: le quali particolarità, com’è di ogni seguace, esaltò ed accrebbe. Gli mancarono però la forza, la potenza e la fervida fantasia del Pordenone, così che spesso ripetè, quasi meccanicamente, situazione ed immagini. Per quanto riguarda la tecnica a fresco (fu abilissimo e sveltissimo pittore), questa è solitamente mista, nel senso che frequenti sono i ritocchi a tempera quando, addirittura, a tempera non sia l’intero dipinto. L’Amalteo cominciò ad attendere prestissimo all’esecuzione di opere ad olio e di cicli d’affreschi. Delle prime val la pena ricordare, oltre a queste del nostro Duomo, almeno il soffitto della chiesa di S. Maria delle Grazie a Gemona e le pale d’altare del Duomo di Udine, di quello di Pordenone, delle chiese parrocchiali di Valvasone, Maniago e San Martino al Tagliamento. Tra i cicli di affreschi si annoverano, oltre a scene nella Cappella Malchiostro di Treviso, in cui pare abbia collaborato con il Pordenone, la decorazione del Palazzo dei Notari a Belluno nel 1529, putroppo distrutta, e della Loggia di Ceneda. Un gigantismo esasperato, un’articolazione audace del dilatato spazio, un movimento portato ai limiti del manierismo, sono le componenti principali del complesso ciclo di affreschi che eseguì dal 1535 al 1545 per la Chiesa dei Battuti a San Vito al Tagliamento (Scene della vita della Vergine e della fanciullezza di Cristo): i colori sono più sfatti, meno robusti di quelli del Pordenone; le figure, gonfie ed esageratamente mosse, paiono come vuote di vita interiore; nella cupola, con la Vergine in gloria circondata da una folla di personaggi e nell’Adorazione dei Magi, vi è un richiamo al Pordenone di Piacenza. Ancora alla maniera del maestro si riallaccia negli affreschi del coro della Chiesa di S. Maria delle Grazie a Prodolone (1538), ove lo spazio viene dilatato in senso orizzontale. Notevole l’architettura della volta, divisa in vele nelle quali sono campiti quattro ovali sostenuti da angeli che contengono l’Incoronazione della Vergine, Profeti e Sibille. Molte altre opere a fresco eseguì l’Amalteo per Casarsa (1536-1539, Chiesa di S. Croce: continua l’opera iniziata dal Pordenone), Portogruaro (1532, Chiesa di S. Cristoforo, ora S. Luigi), Gleris (vecchia Parrocchiale), Baseglia, Lestans, Bagnarola, Udine (interno Casa Tinghi e Castello), Maniago, Corbolone, Sequals, Tricesimo, Venzone. Continuò nel frattempo a produrre anche notevoli pale d’altare, nelle quali raggiunse risultati sotto certi aspetti più alti, in quanto il poco spazio a disposizione gli consentì di calibrare meglio i rapporti tra figure, paesaggio e piano di fondo. I più notevoli tra gli affreschi
ricordati sono quelli di Baseglia e di Lestans. I primi, iniziati nel
1544, oltre che al Pordenone si richiamano alla
maniera di Michelangelo e del Correggio (di cui si era avuta una
anticipazione nella cupola di Prodolone), i secondi (1535-1551) riflettono un
momento più propriamente pordenonesco, tanto che sono stati assegnati anche
al maestro, il quale forse eseguì il disegno per la decorazione: così che per
essi si ripete la polemica, già sorta per gli affreschi di S. Croce a Casarsa
e per i dipinti dell’organo di Valvasone, tendente a distinguere quanto
di tali opere spetti al Pordenone e quanto all’Amalteo. L’esistenza
di tale polemica sta a dimostrare come il migliore
Amalteo possa essere confuso con il Pordenone: il che non è da poco. Non va
sottovalutata, tuttavia, una profonda conoscenza da parte del pittore
dell’arte veneta e romana, grazie alla quale potè pervenire, specie
nelle opere tarde, a soluzioni decisamente
personali. All’Amalteo guardò una larga schiera di pittori minori, in
gran parte operanti nella Destra Tagliamento, quali
Pietro Politio, Giuseppe Moretto (che gli fu genero), Giuseppe Furnio,
Cristoforo Diana, Girolamo de’ Stefanelli, Girolamo del Zocco, G.B.
Grandonio, Leonardo Fuluto. |